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Rete 17 Novembre – per l’Unità Degli Studenti (o per l’Unione Degli Studenti)o Rete Fare Sindacato, Area programmatica per l’Unita e la Democrazia del Sindacato Studentesco Modifica

Le ragioni di una svolta. Modifica

A quattordici anni dalla nascita dell’Unione degli Studenti, riteniamo ancora valido il progetto del sindacato studentesco. Il luogo in cui in questi anni abbiamo pensato potessimo concretizzarlo era per noi l’Unione degli Studenti. E’ passato un anno dal VI Congresso Nazionale dell’Unione degli Studenti: è tempo di bilanci. Il VI Congresso è stato inteso da tutti come il momento del rilancio di questa organizzazione, verso un autunno che avrebbe rappresentato una reale svolta nella vita di questa associazione. Questa svolta non c’è stata. Il nostro appoggio, critico fin dal congresso, alle scelte di programma e alle linee politiche attuate dall’esecutivo nazionale e e dalla dirigenza che lo sostiene è oggi venuto meno definitivamente. L’Unione degli Studenti nell’ultimo anno ha continuato a dimostrare la sua debolezza, palesatasi nell’anno precedente, ma che affonda le sue radici nelle precedenti divisioni interne. Alle studentesse e agli studenti che popolano le scuole italiane questo però interessa davvero poco. I loro interessi cambiano e si modificano nel corso del tempo e un’organizzazione che vuol rappresentarli deve essere consapevole di tutto ciò e sapersi adattare. Le studentesse e gli studenti ci chiedono oggi concretezza. Non è più il tempo degli slogan, oggi serve concretezza e forza nella pratica sindacale. Le studentesse e gli studenti pare abbiano capito che le manifestazioni, senza alla base un reale lavoro di tutela dei diritti sono fini a sé stesse. Sono stanchi e, in un clima generale di sfiducia verso le organizzazioni politiche e di rappresentanza, si distaccano sempre più da un progetto, quello dell’Unione degli Studenti, che di concreto oggi propone loro davvero poco. Serve ora una svolta fondata sul pieno recupero dell'autonomia culturale, politica, sindacale e progettuale dell’Unione degli Studenti. La serietà che da sempre ha contraddistinto il nostro operato all’interno di questa organizzazione ci ha spinto all’ultimo congresso ad avere uno spirito unitario, accettando mediazioni al ribasso, nella speranza che gli accordi e le disposizioni congressuali venissero messi in atto. Tutto ciò non è avvenuto. La lealtà dell’attuale esecutivo alle decisioni democraticamente assunte al Congresso è venuta meno, tradendone lo spirito unitario. Una svolta è allora davvero necessaria. La presenza di un governo di centro sinistra era un’occasione unica per il rilancio di un’azione propositiva-progettuale di questa organizzazione. Abbiamo perso di vista il necessario orizzonte di una riforma radicale della scuola per occuparci di ciò che era transitorio. La marginalizzazione nel dibattito politico delle proposte della nostra associazione è dimostrato dalla completa incapacità di dare risalto ad una piattaforma impegnativa e globale come quella del 12 ottobre. Non possiamo inoltre dimenticare l’appiattimento della nostra organizzazione, in date come il 20 ottobre, verso le richieste di un determinato asse partitico-politico. L’autonomia politica e organizzativa di cui tanto si è parlato in relazione al Sindacato dei lavoratori, sono venute meno nei confronti di altri soggetti politici. La nostra battaglia congressuale è stata aspra e dura sulle politiche, mai sui nomi. Per noi il documento congressuale approvato e il nuovo statuto associativo erano le garanzie per la ripresa di un percorso politico che si era fermato. Ma, purtroppo, ci siamo sbagliati. Perciò ferma restando la nostra volontà nel volere attuare le scelte condivise alla base del documento congressuale, riteniamo opportuno definire un nuovo modello nei modi e nelle pratiche del fare sindacato. Consapevoli del pluralismo garantito dal nostro statuto decidiamo di dare vita all’Area Programmatica “Rete 17 Novembre: Area Programmatica per l’Unità Degli Studenti”.

Perché un’area programmatica? Modifica

La decisione di costituire un’area programmatica all’interno dell’Unione Degli Studenti nasce dalla volontà di imporre una svolta sulle modalità di attuazione programmatica delle scelte del VI Congresso Nazionale. La critica alle scelte politiche di questa associazione, già presente prima del VI Congresso Nazionale, viene oggi affiancata da una critica alle scelte programmatiche attuate dall’Esecutivo Nazionale, verso cui la nostra fiducia condizionata è venuta meno totalmente. Nessun segnale di un reale cambiamento nel modo di intendere le politiche e l’organizzazione del sindacato è avvenuto in questo anno. La scelta di costituire oggi un’area programmatica, a mesi dal Congresso, vuol essere un segnale forte, nel liberarci tutti dal vincolo di due schieramenti pre-costituiti su basi territoriali, sui quali ci si limita ad effettuare una "conta" dei consensi fra le iscritte e gli iscritti, ma tra i quali, per questo motivo, non si sviluppa un confronto democratico. Si tratta di un processo aperto, partecipativo, che nasce per difendere la pluralità all’interno dell’Uds e che fa della pluralità di posizioni all’interno dell’area, la sua ricchezza e la sua forza. Non abbiamo paura della democrazia, non vogliamo cedere niente sul versante dell’autonomia. Non c'è autonomia, senza democrazia sindacale. Non c'è democrazia sindacale, senza autonomia.


La diversità dell’essere Sindacato. Modifica

Cosa vuol dire oggi fare sindacato nelle scuole? Per noi vuol dire essere un’alternativa alle alternative. Tra gli studenti esiste una visione del mondo scolatico basato sulla divisione. Ma delle divisioni del rimpianto movimento del ’68, tra destra e sinistra, tra reazione e rivoluzione, ora è rimasto solo un pallido scimmiottare. La divisione si ripropone, ma alle motivazioni ideali si sostituisce una visione uniforme alla realtà standardizzata e globalizzata: il vestito, la marca, il simbolo. Non si è qualcuno per ciò che realmente si è, ma per come si appare. E’ il paradigma con cui la televisione e il neoliberismo hanno educato le nuove generazioni a rappresentarsi il mondo. Quale deve essere allora il ruolo del sindacato? Il suo ruolo deve essere quello di scardinare questo sistema. Porsi appunto in alternativa al sistema di alternative esistenti. Recuperare la sua radice di difesa degli interessi materiali degli studenti e battersi per il miglioramento delle loro condizioni di vita, dentro e fuori la comunità scolastica. Una risposta semplicistica e scontata si potrebbe dire. No, una risposta realmente rivoluzionaria, perché oppone alla vacuità di modelli di una parte e alla ripetitività di slogan dell’altra, un modello di risoluzione delle divisioni a partire da questioni concrete. Significa per noi ripartire dalla piccola e media vertenzialità che la nostra organizzazione ha ormai lasciato a sé stessa, per preferirle la politica degli slogan e del grande numero che, come peraltro dimostrano i deludenti numeri dello scorso autunno, non è più capace di usare. Ciò che realmente può cambiare le condizioni materiali di uno studente deve vivere prima di tutto nei piccoli conflitti e mancanze che egli vive ogni giorno. Fornire gli strumenti per risolvere concretamente questi conflitti consente agli studenti di rivolgere la loro attenzione a conflitti sempre maggiori, quella che noi chiamiamo media e grande vertenzialità. Ripartire dalle scuole, uno slogan storico della nostra organizzazione, per noi oggi vuol dire fornire innanzitutto gli strumenti di base a ciascuno studente per migliorare ora le sue condizioni e per permettergli di incidere liberamente sui grandi processi. Questo non significa risolvere la prospettiva del sindacato nella normale pratica vertenziale di base, rinunciando a un livello alto di vertenzialità e contrattazione con gli organi statali, con il Ministero, il Governo. E proprio la possibilità concreta per gli studenti di affrancarsi da una condizione di iniziale ignoranza e subalternità nel piccolo mondo scolastico che può permettere loro di aprire la propria mente nei confronti di quei grandi processi che, in maniera subdola, incidono sulla propria quotidianità. Per un sindacato che voglia realmente dirsi tale non può esistere il fatto che una mobilitazione nazionale su un tema come il diritto allo studio venga compromessa perché manca nelle scuole quel livello vertenziale e di sindacalizzazione di base che deve consentire allo studente una sua partecipazione senza timore di ripercussioni sul versante personale e del profitto.

Le priorità di programma per la realizzazione delle politiche sindacali studentesche. Realizzare il sindacato degli studenti vuol dire per noi rilanciarne l’azione programmatica, fermi restando i principi del documento politico congressuale . I temi su cui riteniamo sia necessario interrogarsi e dare delle soluzioni pragmatiche sono:

1.L’unità del Sindacato Studentesco all’interno di una più ampia unità dell’intero Movimento. Per gli studenti e per tutto il mondo della scuola si è ormai aperta una fase delicata. Il sistema scolastico italiano si sta dimostrando inefficiente nel fornire le risposte adeguate alla globalizzazione. Lo scarso rendimento degli studenti italiani unito al fenomeno del bullismo, abilmente amplificati da una parte considerevole dei media nazionali, sono i modi con cui, sul versante studentesco, si sta palesando l’inadeguatezza dell’impostazione e della didattica della scuola italiana, ancorata tuttora a un modello gentiliano di educazione, in cui si sono affacciati degli elementi di democrazia e innovazione in maniera totalmente disorganica e inefficace. La risposta dello scorso Ministro è stata totalmente sbagliata: il suo tentativo di voler rendere la scuola più seria si è concretizzato nel rendere la scuola solamente più severa. L’attacco perpetuato alle garanzie contenute nello Statuto degli Studenti riteniamo possa servire da precedente per l’attuale Governo per una serie di provvedimenti restrittivi nei confronti degli studenti. L’unico baluardo che essi possono avere in loro difesa è il sindacato degli studenti unito. A partire da un percorso aperto, democratico, plurale e rappresentativo l’Unione degli studenti deve essere capace di realizzare, in quanto priorità, l’unità dei soggetti sindacali studenteschi, accettando un confronto reale sulla politica, che sia partecipativo e realmente rappresentativo delle diverse posizioni esplicitamente presenti all’interno del nostro soggetto.

2.Le garanzie di democrazia e pluralismo nell’attuale e nella futura Unione degli Studenti Non può ripetersi quanto successo negli ultimi mesi e negli ultimi anni. La nostra organizzazione deve recuperare la democrazia ormai persa al suo interno dandosi regole chiare e condivise da tutti e che vengano rispettate a ogni livello e grado. Il rilancio della democrazia e l’eventuale fiducia nel prossimo organo esecutivo di questa associazione passano obbligatoriamente per la definizione chiara delle competenze e dei campi d’azione di tale organo e per un controllo reale ed effettivo del proprio lavoro, che deve porre nelle condizioni di rendere possibile la verifica continua del proprio operato ad ogni singolo livello associativo. L’Unione degli studenti deve essere ad ogni suo livello autonoma e autosufficiente rispetto all’esecutivo e per fare ciò deve essere l’esecutivo stesso a fare un passo indietro rispetto ai rapporti con i livelli locali e alle ingerenze su Coordinamento e Direzione Nazionale. La Direzione Nazionale deve essere riformata in maniera vera con regole certe mediante un regolamento autoprodotto e scritto da una commissione composta esclusivamente di membri elettivi e che sia frutto di una ampia e plurale condivisione.


3.Il rilancio della questione di genere A distanza di alcuni mesi dalla creazione della Commissione di Genere non si vedono ancora risultati sostanziali riguardo il problema della effettiva parità tra studentesse e studenti all’interno dell’Uds. Siamo stufi di una vecchia retorica veterofemminista da un lato e di stanghette, asterischi e doppi aggettivi dall’altro. Il problema del rilancio della questione di genere deve essere affrontato da questa associazione in maniera sostanziale e non puramente formale come fatto finora. Vogliamo che la commissione di genere, fornita di un proprio budget, abbia la possibilità di svolgere, in autonomia, un reale ruolo di monitoraggio e controllo sulle modalità di inclusione e partecipazione attuate ai vari livelli associativi. Non sono i questionari che aumentano la pariteticità tra uomini e donne ai livelli dirigenziali, ma sono delle politiche serie e non dei proforma che possono portare uno spiraglio di democrazia su questo versante all’interno dell’associazione.

4.La radicale trasformazione dell’idea di didattica. Dobbiamo finalmente abbandonare un’idea di scuola poco seria in cui “si impara Dante pitturando i muri”. Questa affermazione, naturalmente provocatoria, evidenzia la nostra totale distanza dall’attuale concezione di didattica propugnata dall’Uds. Una didattica a misura di studente per noi non significa una didattica che dimentichi il suo fine educativo e formativo. Il rinnovo delle pratiche didattiche da parte del corpo docente passa per una chiara, quanto forse impopolare, presa di coscienza da parte della popolazione studentesca: lo studio è sacrificio, purché siano garantite le medesime condizioni iniziali a tutti. Rinneghiamo completamente la politica del tutti promossi, per appoggiare una battaglia sul merito, che nella scuola italiana è sempre più messo in disparte. Una base egualitaria di partenza e interventi mirati al rafforzamento di tale base per i soggetti più esposti devono essere alla base di una politica scolastica che, a parità di condizioni interne ed esterne al sistema formativo, sia capace di applicare il principio del merito. Dobbiamo eliminare una concezione del merito come valore negativo, per approdare ad una concezione che a partire dall’erogazione degli strumenti formativi in base alle singole necessità, valorizzi quanto prodotto da ognuno secondo le proprie capacità. Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

5.Allargare l’orizzonte: il cammino da studenti a soggetti in formazione. Nessuno studente ha oggi realmente concezione del termine soggetti in formazione. Tuttavia, nella società della conoscenza, questo è un parametro che deve essere considerato da un’organizzazione di rappresentanza categoriale quale deve diventare l’Unione degli Studenti. Prima di poter rappresentare i bisogni dei soggetti in formazione è necessario capire chi siano tali soggetti e fornire ad essi la possibilità di riconoscersi come soggetti in formazione, accomunati da una pluralità di istanze. Questo deve essere lo spirito con cui l’Unione degli Studenti deve ripartire, senza falsa retorica, a produrre da subito politiche per i soggetti in formazione. Un doppio processo di azione e cognizione deve essere avviato con le altre organizzazioni di ispirazione sindacale degli studenti medi e universitari. L’azione si deve concretizzare in provvedimenti e mobilitazioni di carattere rivendicativo rispetto a situazioni di comunanza tra le due categorie (medi e universitari) già presenti: leggi sul diritto allo studio, lotta all’abbandono del percorso formativo, lotta alla precarietà in quanto modello già presente all’interno del processo di formazione (regolarizzazione degli stages, ampliamento e diversificazione dell’offerta, rivalutazione della priorità dell’istruzione nel rapporto con il mercato del lavoro).

6.Autonomia organizzativa a partire dall’autosufficienza interna. Per saper dire no a qualsiasi tentativo di egemonia nel confronto tra Unione degli Studenti e altre organizzazioni deve essere stabilito un sistema di ripartizione del finanziamento nazionale tra i singoli territori in ragione delle diverse condizioni ed un sistema di finanziamento interno per l’autosufficienza dei singoli livelli associativi. La fornitura dei servizi non deve essere confusa con il puro e semplice volontariato, ma deve essere invece uno dei pilastri, ma non l’unico, di autosostentamento dell’Uds rispetto alla sua ordinaria amministrazione. La collaborazione nazionale di matrice economica tra Uds e organizzazioni altre deve sottostare a modalità condivise, deve garantire ai singoli livelli associativi la necessaria attività di controllo e di monitoraggio degli accordi sottoscritti e dell’effettivo impiego delle risorse nei campi per cui esse sono state destinate.

7.Il rapporto con il sindacato In una prospettiva di riunificazione a breve del sindacato studentesco, è necessario ricostruire il rapporto politico con il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori. La ripresa di una dialettica con quest’ultima organizzazione deve riprendere ad essere un elemento fondamentale di crescita del sindacato degli studenti, d’acquisizione e di supporto di pratiche vertenziali ed elemento d’autonomia rispetto allo scenario politico. E’ per noi elemento fondamentale di distinguo rispetto alla linea dell’attuale esecutivo nazionale una ricomposizione della frattura con la confederazione, ed eventualmente il ripristino del protocollo d’intesa su basi nuove, costruttive e politiche e non esclusivamente finanziarie. L’interpretazione deviata di quel protocollo che nella nostra organizzazione era egemone, ha portato ad un lassismo e un appiattimento sulle risorse forniteci dalla CGIL, che ha portato la nostra organizzazione, nel momento in cui è stato sospeso il protocollo, sull’orlo di un baratro finanziario (poiché, forse unici, sprovvisti di mezzi di autofinanziamento funzionanti), che ha avuto una grave ripercussione di agibilità politica e di rappresentatività (non avevamo la stessa forza contrattuale e di visibilità nazionale). Noi vogliamo riprendere a discutere con la confederazione per motivazioni politiche: innanzi tutto, assiologicamente, il comune sentire mutualistico e vertenziale e la diffusione di una cultura dei diritti, della pace e del lavoro che porta alla costruzione di studenti consapevoli e critici ed a lavoratori coscienti del proprio ruolo e capaci di tutelare i propri diritti. In secondo luogo, tale tipo di rapporto, anche solamente con la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza, andrebbe ad accrescere la nostra preparazione sulle pratiche prettamente sindacali, sulla vertenzialità scolastica e presso gli uffici amministrativi decentrati: è indubbio che tali pratiche in 13 anni di storia della nostra organizzazione, non solo stentino a diffondersi, ma soprattutto non siano prioritarie nelle nostre analisi; per questo richiediamo che, fin dai momenti di formazione dei quadri dirigenti, il sindacato riacquisti un ruolo importante, sfruttando tutte quelle professionalità, a esso interne, ampliando il rapporto anche ai dipartimenti e alla direzione nazionale, avviando una seria progettualità comune e consolidando sui territori quella prassi che ha portato a far crescere l’organizzazione e non ad affossarla. Una vertenzialità comune a livello nazionale con la federazione sarebbe un buon modo per ricominciare. Però, attenzione: a ciò non si contrapponga il rapporto con la confederazione, che deve ridiventare stretto, su basi politiche rocciose e con un modus operandi realmente plurale e democratico. In terzo luogo, non c’è dubbio alcuno che la ripresa del confronto comporti una crescita politica dell’elaborazione e una maggiore autorevolezza nel rapporto “concertativo” con il ministero e non solo; se vogliamo dirci realmente rappresentativi ed incisivi nelle dinamiche che cambiano effettivamente le condizioni degli studenti, non possiamo non attrezzarci e trovare ”gli alleati giusti” che condividono e potenziano le nostre battaglie. Per inciso, dovremo, una volta o l’altra, porci il problema di quali risultati portiamo a casa e quali sono i mezzi più proficui per fare egemonia nel paese ed ottenere i risultati sperati. Per costruirla quella egemonia di cui prima bisogna avere un organizzazione nazionale che abbia anche una visibilità degna di tale nome. Non può bastare una visibilità su testate “di parte” per lo scopo che ci prefiggiamo. Per di più, dobbiamo imparare a declinare l’autonomia sia come valore positivo (l’autonomia per…) che come negativo (autonomia da…) su tutta la linea. E’ evidente che il rapporto con il sindacato non può essere messo sullo stesso piano con quello con i partiti. Il sindacato di per se ha una visione comune sui valori, sull’analisi e sulla prassi vertenziale con la nostra organizzazione, che neppure il rapporto con la più affine organizzazione politica o giovanile possa emulare. Ma l’autonomia negativa dai partiti e dal sindacato rispetto alle nostre scelte interne deve essere forte. Non è questione di scegliere rapporti preferenziali con la CGIL piuttosto che con la sinistra dell’Unione o con il neonato Pd, bensì di essere sufficientemente autorevoli da imporre nella loro agenda politica la risoluzione dei bisogni degli studenti; non si possono accettare per spirito di compensazione rispetto al mancato confronto con il sindacato, altri tipi di rapporti con organizzazioni politiche, magari idealmente affini. Tanto più vogliamo che la trasparenza nelle relazioni sia elemento imprescindibile. Avere una posizione di terzietà rispetto al panorama politico è un buon modo per rilanciare il confronto con il sindacato, nella reciproca autonomia,in più, oggettivamente il sindacato “alle spalle” è anche un bon modo per garantire quell’autonomia positiva di cui prima, dallo scenario partitico per un reale protagonismo studentesco. Infine, ultimo ma non per importanza, la ricostruzione del rapporto con la CGIL deve partire dal consolidamento dai rapporti esistenti sul territorio, dalla nascita di nuovi rapporti territoriali, dal consolidamento attraverso vertenzialità e campagne comuni, attraverso una accorta gestione economica dei soldi dei lavoratori e un serio monitoraggio su di essa. All’investimento sul progetto del sindacato studentesco deve corrispondere una associazione realmente nazionale, sindacale, autonoma rispetto allo scenario politico e con un organizzazione autosufficiente. Bisogna avere un sindacato studentesco realmente strutturato al proprio interno, con una direzione nazionale realmente autonoma e dialettica, che veda nella pluralità di posizioni una risorsa e non una minaccia, che utilizzi lo strumento del consenso più ampio e non di un unanimismo finto ed obbligato, che smonti la logica esecutivo-centrica e che ridimensioni un’abitudine oramai consolidata della nostra organizzazione, la delega all’esecutivo della elaborazione della cosiddetta”linea”, con dipartimenti quali fulcro dell’elaborazione, e con un coordinamento nazionale motivato alla partecipazione. E’ evidente d’altro canto che la CGIL ritorni ad avere una posizione di terzietà rispetto alle discussioni interne, e che si fermi semplicemente ad attestare il sufficiente grado di pluralità e di democrazia esistente all’interno di un’organizzazione sindacale studentesca ad esso vicina. Il sindacato deve scegliere di fare un grosso investimento per la crescita, l’autonomia e, financo, la centralità del sindacato studentesco, non la sua divisione ed indebolimento. Il ruolo fondamentale degli studenti e del loro protagonismo passa anche da qui.

Queste tematiche che crediamo debbano diventare delle priorità nell’agenda di programma dell’Unione degli Studenti saranno il primo terreno di sfida dell’Area Programmatica, che, a prescindere dalla condivisione di esse nelle pratiche da parte della restante parte dell’associazione, le porterà avanti come sue priorità.

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